Riceviamo per essere condivise con i “diversamente giovani” del Battaglione Trasmissioni Folgore delle personali esperienze riportate nel seguente allegato.
Era il 1971 quando iniziò il servizio militare del dott. Flavio Pilla, partito con i giovani del 1° contingente di quell’anno. Dopo il periodo del CAR, trascorso negli uffici della caserma Piave di Orvieto, approdò alla nostra cara e vecchia De Dominicis e, negli uffici della 1ª Compagnia, rimase fino all’estate del 1972 quando comandante del Battaglione era il Tenente Colonnello Vito Caringella e la Divisione Folgore comandata dal Generale Adolfo Orofino.

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…entrare nel Folgore? la raccomandazione!!
Sicuramente la stragrande maggioranza dei “folgorini” del Battaglione Trasmissioni Folgore si è ritrovato a condividere questa esperienza “trevigiana” per un puro caso del destino ma vi è anche chi ha dovuto ricorrere a “raccomandazioni” speciali, rinunciando ad ambite posizioni, pur di esserci. E’ il caso del nostro commilitone Flavio Pilla, furiere del 1° ’71 – 1ªCompagnia, che ci spiattella la sua storia che lo portò alla De Dominicis:
“Nell’ottobre 1970 l’università, solennemente proclamandomi dottore commercialista, mi mise nella condizione di ricevere a breve la cartolina precetto e, devo dire, che grazie ad essa ebbi nell’E.I. dei compiti abbastanza particolari, di cui non molti di quelli che prestarono il servizio di leva, sono a conoscenza.
Orbene, nel febbraio 1971 giunsi allora alla stazione di Orvieto e non ebbi bisogno di cercare la caserma perché, già sotto la prima pensilina, una pattuglia in grigioverde agganciava tutte le facce smarrite che scendevano dai treni e le facevano salire su un camion che risparmiava loro l’aspra e lunga salita che separa lo scalo ferroviario dalla Caserma Piave… quella con aria corrente assicurata in tutte le camerate e condizionata… ovviamente dalla temperatura esterna!.
Nella caserma Piave di Orvieto, dopo aver ricevuto i capi di dotazione, anch’io, come numerosissime altre reclute, fui presto apostrofato da un perentorio “Come? non hai ancora l’ombrello d’ordinanza?” seguito dalla precisa indicazione del magazzino in cui il maresciallo che lo presidiava me lo avrebbe consegnato… Non ho mai saputo di quali colpe si fosse macchiato il maresciallo che, nell’arco di tre o quattro giorni, fu interpellato da decine di spaesate reclute che reclamavano l’ombrello d’ordinanza.
E qui, dovete sapere che l’Esercito Italiano era allora una macchina burocratica molto più efficiente degli altri uffici pubblici (la maggioranza delle pratiche dovevano esaurirsi entro i quindici mesi della ferma); faticava però a seguire, rendicontare e incasellare tutto e, quindi, un soldato di leva acculturato, il cui costo sarebbe stato comunque modesto, era prezioso per aggiornare gli infiniti dossier… inviare tutte le segnalazioni periodiche che i comandi superiori esigevano, in gran parte, ritengo per informare uffici di comando a loro volta superiori. (Per tutte quelle incombenze con i computer di oggi sarebbe sufficiente un centesimo del tempo che si impiegava allora, ma è anche possibile che oggi gli impegni siano aumentati esponenzialmente rispetto ad allora).
Allora, quindi, le necessità burocratiche della macchina militare erano notevoli e ne fui coinvolto… dopo pochi giorni, invece di partecipare agli esercizi militari cui venivano sottoposte tutte le reclute, mi ritrovai “imboscato” all’ufficio “SELEZIONE”; ebbene, come scoprii, in questo ufficio veniva deciso per ogni recluta (circa quattromila complessivamente) l’incarico (ossia il “mestiere” che avrebbe svolto in divisa… da autista o assaltatore – ma pochi avevano il fisico necessario – da scritturale o dattilografo, ecc.) ma soprattutto la destinazione (ossia quanto lontano o vicino a casa l’avrebbe esercitato).
Per decidere l’incarico ci aiutava una scheda individuale… un cartoncino verde forniva sia un profilo fisico che un profilo intellettuale e culturale di facile lettura; per decidere la destinazione a buona parte (non a tutte però) delle schede verdi si trovava incollato un modulino ciclostilato che informava:
– DA CHI PROVENIVA LA RICHIESTA (cognome, nome, grado, funzioni, …)
– LA DESTINAZIONE SUGGERITA…
Le “raccomandazioni” venivano accontentate in base ad una specie di gerarchia dei raccomandanti (ma quelle davvero “efficaci” non comparivano… erano verbali); mi ci volle poco per impadronirmi dei meccanismi di questo lavoro, tanto che fui, molto informalmente, avvisato che, da progetto, io sarei stato trattenuto al CAR di Orvieto fino al congedo col compito di (posizione molto appetibile per la mia fonte) «segretario del protocollo raccomandazioni».
Quello che però allora avevo compreso sulla gestione delle raccomandazioni, mi permise di capire che tra le conoscenze familiari ci poteva essere qualcuno che sarebbe stato davvero in grado di darmi una “spintarella” per farmi arrivare in posto più desiderato… ma doveva essere uno in alto, più in alto degli uffici del CAR… la “raccomandazione” vera… quella che equivale praticamente a un ordine!
Così, qualche giorno prima del termine del CAR avanzato, quando la caserma Piave, in parte già occupata da avieri, stava per svuotarsi, un Capitano che si era recato a Roma presso lo Stato Maggiore, ritornò con vari documenti tra i quali vi era anche un “appunto informale” che disponeva “la sospensione della prevista destinazione della recluta Pilla, riservandola allo Stato Maggiore”.
Dopo altri due giorni durante i quali partecipai all’ormai frenetico lavoro di compilazione, stampa e fascicolazione delle liste con le destinazioni, un formale fonogramma dello Stato Maggiore informò che era stata accolta la mia domanda (che però non ricordo né di aver compilato né di aver inoltrato) di avvicinamento a residenza, destinandomi infine al Battaglione Trasmissioni Folgore di Treviso….. ed eccoci alla De Dominicis!
Ancora un bentornato nei ranghi…
Bentornato nei ranghi Tenente Medico Luciano Cardelli…
..benché sia nel frattempo diventato un importante direttore di una famosa Casa di Cura, il suo “spirito” aleggia ancora nella nostra De Do e nei ricordi di coloro che lo conobbero negli anni ’68/’70 e non solo di coloro che con lui collaborarono, come il bravo Enzo Canciani, ma anche di chi, per qualche motivo, gli è riconoscente… come ci racconta uno dei nostri “storici” Paolo Fanciullacci:
“Erano i tempi in cui imperversava Petrus l’Amarissimo (al secolo T.Col. Omero Petricci) che ai tempi non mostrava gran comprensione per noi giovani di leva. Fu lui che, per un fattaccio che vi racconterò in appendice, mi rifilò, urlando come un ossesso e sputando dappertutto veleno e saliva, ben 10 giorni di CPR *(vedi nota).
Ma in quella cella, in cui mi spediva, mancava pure il vetro al finestrino e faceva un freddo cane e in quel periodo, di notte, il termometro arrivava a -7°!! Passati alcuni giorni però, richiamato da una mia richiesta di marcar visita (suggeritami da uno smaliziato capoposto), ecco il provvidenziale intervento del nostro Tenente Medico… la cella viene dichiarata “inagibile”!! Io vengo ricoverato in infermeria e lì concludo la “condanna” al calduccio ed evitando pure di partecipare alle esercitazioni.
Grazie ancora Signor Tenente!!”
* C.P.R. = Camera di Punizione di Rigore. Si entrava in cella senza cinghia, senza lacci delle scarpe, con una sola coperta e accompagnati da una guardia con fucile e baionetta in canna. Si dormiva su un tavolaccio inclinato di una decina di gradi dalla testa ai piedi. Se ci si addormentava e si rigirava nel sonno, piano piano ci si ritrovava con i polpacci fuori del tavolaccio. E la punizione veniva anche condivisa dal Corpo di Guardia visto che gli toccava un servizio in più e un commilitone sarebbe dovuto rimanere 24 ore su 24, baionetta in canna, all’esterno della cella buscandosi ancor più freddo dell’internato. I giorni di CPR si scontavano poi a fine leva poiché rinviavano, dello stesso numero, il congedo.
Appendice: Ma cosa avevo combinato per meritarmi quella punizione? Ecco qua: 
Eravamo stati scelti in tre per andare a Roma alla RAI in via Asiago per una trasmissione radiofonica per le Forze Armate. Era una trasmissione a quiz condotta dal famoso Silvio Gigli cui avrebbero partecipato tre marinai, tre avieri e tre soldati dell’esercito.
Eravamo stati alloggiati nell’antica caserma Macao, non lontano dalla stazione Termini e, dopo la partecipazione alla trasmissione, ci sarebbe rimasto un giorno libero prima di rientrare. E fu dopo la trasmissione che decisi… prendere subito il treno per Firenze, passare del tempo a casa (Empoli) e poi riprendere a Firenze il treno del rientro sul quale avrei ritrovato i commilitoni provenienti da Roma… detto e fatto… avvertii i miei compagni e via…
Ma acc… quella sera stessa alla Macao qualcuno si accorse di questa “fuga”. E così, da poco giunto a casa dei miei, arrivò una telefonata dal sergente, che ci accompagnava, con la quale mi sollecitava a ritornare immediatamente a Roma perché, nel caso avessi superato le 24 ore di “fuga” mi avrebbero considerato DISERTORE!! Arrivai appena in tempo alla Macao e trovai un pieno di carabinieri, di ufficiali con stellette che sembrava un firmamento e il comandante della caserma che lanciava oscure minacce. Dopo lo shampoo potemmo di corsa prendere il treno verso Treviso. La mattina seguente l’altoparlante della De Dominicis avvertiva che il trasmettitore Fanciullacci Paolo era atteso nell’ufficio del colonnello comandante…. E il resto lo sapete..
4 Novembre… quello che non si dimentica
Il 4 Novembre è la Giornata delle Forze Armate e per questo, in quel giorno del 1966,
il nostro Battaglione era in festa e vari equipaggi di marconisti e pontisti con relativi apparati si trovavano alla caserma Cadorin per la manifestazione “caserme aperte” e mostrare alla popolazione le nostre capacità.
Ma quella è anche la data dell’inizio dell’alluvione in Veneto; una data che diede l’avvio a un periodo difficile da dimenticare e duro anche per i militari della nostra DeDo. Da qualche giorno, è vero, eravamo interessati da scrosci di pioggia consistenti ma al chiuso delle mura non ci si poteva certo rendere conto della situazione che nella regione si veniva a creare.
Io, Sergente di primo pelo, quel giorno ero di servizio come Sott.le d’Ispezione; Uff. di Giornata era il M.llo Di Grazia e il Comandante del Btg. era il Ten.Col. Mario Celentano.
Le prime avvisaglie… In mattinata ricevo l’ordine di portare uno dei G.E. da 10 Kw, montato su biga PE95, a Villa Margherita sistemandolo presso la cabina elettrica e pronto ad essere agevolmente collegato in caso di interruzione della rete del Comando di Divisione; verso le 14.00 il Comandante emette l’ordine di sospendere la libera uscita e di preparare una camerata per ospitare un Reparto del Btg Genio Folgore, che sarebbe presto arrivato e destinato a prestar soccorso nel territorio. Intanto il telefono con il Comando di Divisione era diventato bollente per le continue richieste di informazioni su materiali disponibili in caserma, dalle tende alle coperte ai mezzi, ecc… Nel pomeriggio vengo nuovamente spedito al Comando Divisione per montare un telecomando tra Sala Radio e Ufficio del Generale Oreste Viligiardi.
A quel punto eravamo già tutti fradici e ben allarmati (ma dei Genieri nessuna notizia) e in apprensione perché giungevano notizie della rotta del Tagliamento, del Piave, di allagamenti e strade interrotte…
Verso le 19.00, e si sa che a Novembre il buio scende presto, arriva in caserma, dopo mille peripezie, la colonna di camion del Genio con gommoni, pompe, ecc… I commilitoni mangiano un boccone di corsa e ripartono per la zona tra il Piave e il Livenza… La caserma resta in allarme tutta la notte con un susseguirsi di ordini e contrordini, mentre la pioggia non accenna a diminuire, e a notte fonda, come ricordato dal Ten. Spagnolo della 2ª Comp. nel suo racconto, anche i nostri camion ben caricati con apparati (ecco il ns. SCR 193
ma anche ponti radio, km e km di cavi, tende, cucine da campo, ecc.) partono per la zona di Latisana.
Per me vi era una preoccupazione in più per il fatto che il mio Comune di residenza, Predazzo (Tn) in Val di Fiemme, risultava nell’elenco delle zone alluvionate. Mi sorprese, nel frangente, l’arrivo di un dispaccio secondo il quale veniva concessa una licenza straordinaria a tutti, Ufficiali, Sott.li e Truppa, che fossero residenti in quelle zone elencate, cosicché, al mattino del giorno successivo partii per una licenza di 10gg. Mi ritrovai con i commilitoni quando, dopo circa un mese, furono tutti rientrati, stravolti dalla fatica.
da “”C’ero anch’io” di Luciano Marchi… (segue)
22 Ottobre… giorno da ricordare!

Il 22 Ottobre tutti Folgorini del Battaglione rivolgono un pensiero ed un caldo augurio a uno dei personaggi più stimati, benvoluti e ricordati della De Dominicis. In questo giorno è nato colui che oggi si trova ad essere il più anziano tra di noi e che ha vissuto gran parte delle trasformazioni della Divisione nel secolo scorso. Era entrato nell’allora Battaglione Collegamenti Folgore, di stanza a Conegliano è poi passato nel ’51 alla De Do, e ci è rimasto fino alla pensione. Il Maresciallo Luigi Forti, di Treviso, classe 1928 riceverà sempre da noi in questo giorno un caldo abbraccio e milioni di auguri!!
Centenario del Milite Ignoto
ONORI AL MILITE IGNOTO! ONORI A TUTTI I CADUTI!
Lo scorso 1° Giugno c’è stata l’apertura delle celebrazioni per il Centenario del Milite Ignoto che si concluderanno il 4 Novembre prossimo. E’ conosciuta a tutti la storia che portò alla tumulazione a Roma delle spoglie di uno dei tanti militi caduti sui fronti della I° G.M. di cui non fu possibile risalire all’identità. Sicuramente tra di loro vi furono anche degli addetti ai collegamenti di trasmissione che, sconosciuti o conosciuti, caddero sul campo di battaglia. Tutte le città e, in particolare, tutte le caserme hanno nel tempo edificato monumenti per rendere onore alla memoria di quei nostri concittadini.
Anche nella nostra DeDo, vogliamo ricordare, è presente questa scultura commemorativa, dietro la quale compare un cannone da campagna, e con una lapide che riporta però solo i nomi degli appartenenti all’11º Raggruppamento Artiglieria di Corpo d’Armata che nel 1940 era acquartierato alla DeDo e che prese parte, inquadrato nel Corpo d’Armata Alpino alle operazioni sul fronte russo dove, per il comportamento dei suoi artiglieri, ricevette una medaglia d’argento al V.M.
Completa il monumento un basso altare con un’antenna stilizzata, che compare anch’esso in tante foto ricordo del nostro servizio militare, sul quale si richiama la memoria ai Caduti delle Trasmissioni (un elenco completo dei quali non verrà forse mai compilato). Sul basamento di questa piccola ara compare l’insegna in rame dell’Arma delle Trasmissioni. Può essere questa l’occasione per ringraziare pubblicamente il folgorino Alessandro Caprini, 3° ’70 – 1ª Compagnia, bergamasco e a quei tempi addetto all’infermeria, che la realizzò e la donò al Battaglione. Come già facemmo per i militare del I° ’67, che donarono la statua dell’Arcangelo Gabriele, ci piace oltremodo ricordare questi esempi di disinteressato altruismo.
Cara, vecchia De Dominicis (4)
Raduno dei Trasmettitori della De Dominicis
Il Raduno dei Trasmettitori della De Dominicis che era previsto a Treviso per il prossimo 19 Settembre 2020, come purtroppo prevedibile, è stato definitivamente ANNULLATO.
Sarebbe stato particolare perché quello del “decennale”, però…
Per noi, “diversamente” giovani, si tratta ora di una nuova sfida… tener duro e alto il morale perché è sorto un nuovo obiettivo: è stato infatti messo in pista il progetto di ritrovarsi alla DeDo il 24 Settembre 2021.







